Avrai sicuramente sentito parlare di BDSM, acronimo che indica nello specifico le pratiche sessuali estreme, molte delle quali spesso fraintese o confuse con altri disturbi di natura psicologica che con la sessualità non hanno niente a che fare. In questo articolo cercheremo di analizzare cosa differenzia queste abitudini e le loro caratteristiche.

Quali sono le pratiche sessuali estreme?

Rifacendoci all’ acronimo BDSM, nato nel 1985 che ha dato inizio anche all’ omonimo movimento culturale, per pratiche sessuali estreme si intendono tutte quelle abitudini erotiche che prevedono l’ abbandonarsi completamente alla volontà del partner, stabilendo così una connessione mentale capace di regalare ben più piacere del comune atto fisico.

Le lettere di questa strana parola rappresentano infatti 4 delle attività più simboliche di questa forma di erotismo: Bondage, Domination, Sadismo e Masochismo. Di seguito ne approfondiremo le dinamiche:

  • Bondage: è una pratica sessuale che fa largo uso di strumenti di costruzione quali corde, nodi, lacci e via discorrendo. Si tratta di una delle attività sessuali estreme più in voga negli ultimi anni;
  • Domination: il rapporto mentale col partner la fa da padrone in questa pratica sessuale estrema che consiste nel farsi guidare verso il piacere seguendo però regole precedentemente stabilite che, qualora infrante, comporteranno una “punizione”;
  • Sadismo: da non confondere con le accezioni negative che spesso gli si attribuiscono, il sadismo è una forma di sperimentazione di giochi erotici estremi, fatti di complicità e fisicità di grande coinvolgimento;
  • Masochismo: Anche in questo caso non c’è nulla di più errato che associare questo tipo di gioco con la patologia mentale che porta lo stesso nome. Nel caso dell’attività sessuale, il masochista è colui che ha imparato a trasformare stimoli dolorosi in scariche di piacere seguendo il principio SSC (Safe-Sane-Consensual).

La percezione delle pratiche sessuali estreme nella società

Non esistono pratiche sessuali estreme, quello che le rende tali è la percezione imposta dalla società in cui si vive, dalla sfera culturale in cui si è cresciuti e dal periodo temporale di riferimento. Un esempio possono essere gli omosessuali che solo un ventennio fa erano considerati un abominio, ma che oggi finalmente possono godere (in molti paesi) degli stessi diritti delle coppie etero.

Non vi è dunque motivo di sentirsi diversi, sbagliati o strani per i propri gusti sessuali, men che meno quando questi ultimi non danneggiano gli altri. Coltivare la propria parafilia è giusto e deve essere fatto senza alcuna vergogna poiché anch’ essa è parte del nostro io più intimo.